Il Prana, il vuoto e la bellezza di Dicembre

08 dicembre 2017

 

Il camminare presuppone che 

a ogni passo il mondo cambi 

in qualche suo aspetto 

e pure che qualcosa cambi in noi. 

Italo Calvino

 

 

Ho sempre avuto la passione per i numeri. I numeri e la lettura.

La scrittura altro non è che combinare le due cose insieme in un sistema, codici. 

Numeri o lettere che differenza fa?

Dicono che la matematica sia ostica per le bambine, per questo loro non la imparano. 

Dicono un sacco di cose alle bambine sulle bambine, altrettante, ma di natura completamente differente, le dicono ai bambini. Stereotipi, poi si diventa adulti e se ne trovano altri, oppure si scopre che, come in un’equazione matematica, il risultato cambia a seconda dei fattori.

A me, per esempio, quando dicono che una cosa non la si può fare, io la sto già facendo, o quantomeno sto già pensando di farla. Non tanto perché mi piaccia rompere le regole quanto perché mi piace andare a vedere se fanno al caso mio. Se no non le seguo. Mi pare un compromesso accettabile. 

Albert Einstein suggeriva di imparare le regole del gioco e poi di giocare meglio di chiunque altro. Lo chiamava 'il segreto dell’eccellenza'.

Se lo fai, fallo bene! Semplicemente basta solo che tu faccia del tuo meglio.

Gli altri bambini se ne faranno una ragione, la loro, gli altri adulti anche. Si impara così ad essere unici ed eccellere nella propria unicità. 

Ognuno di noi è un diamante che riflette ed espande la luce. Basta trovare il proprio talento e onorarlo.

Albert aveva trovato il suo modo di dialogare con la Natura, raccontando al mondo la fisica in maniera semplice, naturale. 

Ora, non è che io sia geniale come Albert (nella fisica), ma sono umana quanto lui e quanto chiunque altro, e questo fa di me un essere senziente, cioè che sente. 

Quando utilizziamo i sensi liberiamo energia, ci connettiamo come grosse antenne, raccogliamo le onde, spargiamo il segnale, vibriamo con l’Universo. 

Come fanno i ‘quanti’, le particelle elementari connesse con tutto, che producono energia scambiandosi pacchettini di luce come un dono (non solo a Natale).

Se applichiamo un po' della fisica quantistica del magico Regno dei Quanti e andiamo a replicare lo stesso concetto in grande e ancora più in grande e ancora più in grande, veniamo sparati più o meno nell’Iperuranio cosmico e da lì ci accorgiamo che la Terra è solo un puntino e che le cose viste da lontano hanno non solo un’altra forma ma anche un altro peso.

Relatività. 

Il mondo così come lo percepiamo con i nostri sensi è solo una minuscola parte dell’Universo, che è memoria primordiale senza spazio e senza tempo, di tutto ciò che è, è stato e che sarà.

L’Unità del Tutto, il Vuoto che si fonde e diventa Materia. La stessa di cui noi, come esseri viventi, siamo fatti: energia.

Il corpo umano stesso è un contenitore di energia che vibra con l’energia cosmica. Questo fanno le persone, si scambiano energia, creano connessioni.

Semplice ed elementare, come un 'quanto', ma non sempre facile da accettare così come è. 

Gli animali invece lo sanno e basta, lo sentono e si affidano ai sensi, tutti. 

Sentono tutto. È la loro natura. Non si preoccupano di correre il rischio di sbagliare. 

Si lasciano essere. Un po' come l’ape che per via della sua conformazione fisica non potrebbe volare ma siccome non lo sa vola lo stesso.

Noi esseri umani invece siamo tra tutti i più complicati, sentiamo le cose ma pretendiamo di non sentirle. 

Vorremmo sentire solo quello che vogliamo noi, il che produce l’effetto opposto, un gran dispendio di energia.

Per questo quando ritiriamo anche uno solo dei nostri sensi dal corpo, ci blocchiamo e interrompiamo lo scambio tra dentro e fuori, tra la nostra pelle e la realtà sensoriale in cui siamo naturalmente immersi. 

Perdiamo le informazioni che ci vengono trasmesse, perché pretendiamo di vedere solo le cose che vogliamo vedere, o di sentire solo quelle che vogliamo sentire, che sia con le orecchie, col cuore o con le mani. 

Facciamo confusione, pensando di scegliere, senza prima aver provato. 

Non ha nessun senso cercare di controllare l’energia e di influire sul quanto entra e sul quanto esce, è come costruire una diga sul mare o mettersi un’armatura addosso. Si fa solo più fatica perché l’energia si contrae, si irrigidisce. 

Ristagna, perde la sua brillantezza. Così facendo non ci permettiamo di essere autentici, spontanei, ma proviamo ad essere qualcosa che non siamo, ciò che gli altri si aspettano da noi. 

E siccome non funziona, si entra in conflitto.

Una bella storia che si racconta, per farsi un’idea della cocciutaggine che da migliaia di anni contraddistingue il genere umano, la troviamo nell’Upanishad, testo sacro dei Veda indiani, dove i sensi umani discutevano su chi fosse tra di loro il più importante.

Forse gli occhi con la vista o le orecchie con l’udito? E se fosse invece il naso col suo fiuto, figurarsi! cosa c’è di meglio che gustare qualcosa con la bocca? 

Prana che ascoltava in silenzio senza neppure parlare iniziò a ritirarsi uno alla volta da ogni organo di senso. 

Allora l’uomo prima rimase cieco, poi sordo… e i sensi ancora si ostinavano a competere, finché non capirono che è Prana ciò che dà Vita. È l’origine del Tutto, la forza vitale che tutto riempie e che è presente in tutto, dalle piante ai minerali. Senza di lui non se ne fa nulla, e in più i sensi vanno usati insieme. Tutti.

Un piatto di spaghetti col basilico gustalo con la bocca, con gli occhi col naso, col cuore e trova il modo di farlo anche con le orecchie. Ascoltalo.

Ma prima di tutto respiralo, senti la Vita che ci scorre dentro. Connettila con la Vita che scorre dentro di te, prendi il nutrimento che da quel cibo ti viene offerto. Tutto. Nutri tutti i tuoi sensi, non solo la pancia.

Questo è Prana.

Prana è energia fisica, mentale, emozionale, spirituale e sessuale, è energia cosmica che vibrando dà origine ad ogni movimento. Prana è soffio vitale che scorre nelle 'nadi' (i canali) e connette tutti col Tutto. Umani, animali, minerali, piante, elementi e che muovendosi fa in modo che le emozioni scorrano. E-motion.

Prana è il Vuoto.

Il Vuoto è il centro, la matrice, l’origine di ogni cosa, che lo si legga in un libro di fisica, di yoga, di insegnamenti sciamanici, di filosofia, nella Bibbia o in un altro testo sacro.

Il vuoto non è assenza ma è spazio, è Vita in possibilità. 

Come una pancia vuota che poi si riempie, come un’idea che appare in un guizzo, come un’emozione che prima non c’era e adesso c’è. 

Il vuoto è importante come il pieno. È importante come la luce quando c’è l’ombra. Semplicemente è luce ed è ombra.

Il Vuoto è un elemento, è la quintessenza.

 

Ecco a dicembre noi facciamo questo, creiamo il vuoto dentro di noi per poter covare i semi della nuova Vita. 

Soffiamo Prana nelle cose che vogliamo realizzare. 

E lo facciamo stando fermi, in un tempo che è di vuoto, che vuoto non è, è energia.

Un tempo magico, dove luce e ombra si incontrano, cedendosi il passo.  

Il tempo dell’Avvento nella Liturgia cristiana, fatto di raccoglimento e meditazione nell’attesa del dono, del nuovo. 

Ad-ventus, in arrivo. 

Non c’è niente da vedere sulla superficie terrena adesso, tutto sta sotto, dentro, nel vuoto.

E noi respiriamo, connettiamoci, espandiamoci. Permettiamoci di sentire, di vibrare. 

Questo stesso periodo, che va dal 3 al 25 dicembre, è governato da Mercurio che transita in moto retrogrado, il pianeta dell’intelletto e della comunicazione, che ci invita a sentire di più, ad andare ancora più in profondità, là dove le vecchie emozioni ristagnano in attesa di fluire. 

Transitare in moto retrogrado per un pianeta significa rallentare così tanto che sembra quasi che vada all’indietro. 

Ma è un’illusione, all’indietro non ci va, non è possibile.

Così nella nostra vita, non stiamo andando all’indietro, ci muoviamo più lentamente, per poter vedere meglio quello che non ci serve più, di cui non abbiamo più bisogno, per poterci aprire al nuovo, in maniera nuova.

Raccogliamo allora l’invito ad evolvere, ritroviamo la nostra fede, la nostra speranza, la nostra luce interiore in assenza di luce, che sia un tempo religioso, astrologico o ciclico.

Dicembre è come una grande pancia in cui entrare per ricaricarci di energia, per fare il vuoto e nel vuoto ascoltare il cuore che parla, al ritmo tribale della nostra Anima che danza. 

Ascoltiamo la pancia, guardiamo le cose per quello che sono, per come le sentiamo, non focalizziamoci su ciò che ancora non vediamo ma tranquillizziamoci, raccogliamoci.

Lasciamo che Dicembre ci prepari al nuovo, prendiamoci il tempo che ci serve per chiudere un ciclo.

Torniamo alle nostre radici, raccogliamoci nel ventre di Madre Terra con fiducia, scendiamo sempre più in profondità alla radice delle cose, delle situazioni.

Lasciamoci covare, ormai siamo entrati in quella grotta che contiene il tesoro che cerchiamo.

Abbiamo affrontato la grande paura del buio. Ci siamo già dentro, ora lasciamo che ci avvolga e ci culli. Madre Terra si prende cura di noi, ci guarisce, ci nutre.

Qui dove maschile e femminile si incontrano e si integrano, uniti nella grande scintilla della Creazione, a cui stanno dando vita.

Coviamo i nostri nuovi progetti.

È il nostro viaggio silenzioso e contemplativo, che torna ad insegnarci il valore del tempo, dell’attesa, di tutto ciò che è in potenza, ma non è ancora.

Lo sarà, ma ora non è tempo, questo è un altro tempo, il tempo del buio che culla.

La mente ci illude di essere separati perché porta la nostra attenzione sulle cose, sulle persone, sulla materia di qualcosa che esiste solo se si può toccare. Andiamo oltre, io sono perché sento e partecipo al sentire. Ritrovo lo spazio che mi appartiene e mi lascio avvolgere dalla pienezza del tutto che mi circonda. 

Se ho fede e mi fido di ciò che è più grande di me, nel quale sono immersa, mi ritrovo unita e non separata. Io sento e sono presente. 

Ascoltiamo il ritmo che sale, respiriamo con esso, senza costringerci. Seguiamolo. Accompagniamo la nostra attenzione al piacere. Lasciamo che sia il piacere a guidarci, come la luce.

Riportiamo l’amore nel nostro corpo, cominciamo ad accendere una per una tutte le nostre lucine, le nostre sinapsi, i nostri interruttori. Il dentro si connette col fuori, il basso con l’alto, la testa col cuore, ritroviamo la stessa sensazione di un corpo che ama, al ritmo del piacere puro. 

Ritroviamo il nostro vuoto, quella sensazione di sospensione temporale che avvolge la mente, spegniamo per qualche istante i pensieri e lasciamo il controllo. 

Facciamo entrare il Vuoto in noi, silenzio interiore, pura quiete che nutre lo spirito e fa vibrare l’energia, innalzandola, mentre ci ripulisce.

Per creare un sentire nuovo, non possiamo costruire sul vecchio. Facciamo come fanno ogni anno gli alberi, lasciamo cadere le foglie, che vanno a nutrire il terreno, lo fertilizzano e tornano in circolo.

Circoliamo.

Ripartiamo dalla connessione con l’energia della Terra, lì dove sono le nostre radici di alberi umani.

Accontentiamoci, conteniamo, con contentezza, amiamo tutto questo, con la consapevolezza che possiamo stare raccolti. Non dobbiamo fare altro.

Accontentiamoci di ciò che abbiamo, stiamo partendo da qui, dal vuoto in cui abbiamo piantato il seme che ora coviamo per dare nuova vita a ciò che verrà.

Conteniamo la bellezza che portiamo dentro perché sia libera di espandersi come fa la luce, quando nascerà, quando verrà alla luce.

Diamo vita ad un nuovo miracolo, con la leggerezza di chi sceglie di affidarsi a qualcosa di più grande.

Al miracolo della Vita.

Che sempre è e sempre torna.

Lasciamo andare, respiriamo.

Prana.

 

Ph. DanMala di Kathy Klein.

In sanscrito dān è colui che dà, mentre mālā è il dono che si fa realizzando la ghirlanda di fiori.

Kathy è un'amante devota di piante, animali, persone e della presenza divina del Tutto e crea i suoi splendidi danmalas concentrandosi prima in uno spazio meditativo e poi raccogliendo fiori e tutto ciò che di naturale trova in Natura per realizzarli. Un dono che offre e che nasce dal silenzio perfetto da cui si lascia ispirare. Una riflessione su ciò che non può essere espresso se non come abbondanza della Vita, per ricordarci di ascoltare la voce della Natura e di connetterci con la bellezza del Creato e del suo eterno mistero.