Il tempo e il sogno a La la land: timing and dreaming

05 novembre 2017

Marina del Rey

 

 

 

Dopo tanti giorni in viaggio per la California e le Hawaii, oggi scrivo.

Quindici giorni fa, dopo quattordici ore di volo e quattro film, sono atterrata a Los Angeles. 

Ogni città negli Stati Uniti ha un suo “soprannome". Per L.A. (ellleiiii) è La La Land.

Perché? Perché è magica e Lalaland è la sua parola magica, la la land tradotto significa ‘il mondo dei sogni’.

Più ci torno più me ne rendo conto. Qui tutto è possibile. Qui se vuoi, puoi. Qui c’è tutto ciò che vuoi, se lo vuoi.

È come un’enorme Luna Park, una metropoli sbrilluccicante e a tratti scalcagnata, sempre sveglia che pulsa traffico nelle sue artiere, con una sua natura sbalorditiva che si srotola dentro un’oceano inebriante, un sole caldo che illumina tutto e tutti almeno per un attimo, le stelle di Hollywood e quelle di un cielo spaziale che è più grande che in ogni altra città, perché ogni giorno si fa nuovo, ogni giorno risorge dalle sue ceneri come una fenice, offrendo nuove possibilità e nuovi giri in giostra a chi ha il coraggio di saltarci su.

Per questo lo devi volere. Devi volere veramente essere qui. Altrimenti non funziona. Perché è un mondo dei sogni e, come ogni sogno, sei tu che lo crei. La notte lo tiri giù dal cielo salendoci con una scala fatta di gradini, altrettanto magici, per viverlo. Uno per uno avanzi. Un passo per volta. Non uno di più, non uno di meno. Sembra facile perché qui c’è una leggerezza che altrove non si trova, ma ci devi lavorare su per esplodere i tuoi fuochi d’artificio. Solo lo fai sorridendo, aprendo i polmoni alle goodvibes che qui si sprigionano a partire dai fiori coi loro colori fluo. 

Lo diceva anche Kerouac - che di km in California ne macinava parecchi - qui sono tutti un po' pazzi, pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Oooohhh.

Qui è cosi. Se sei qui, ci sei. E ti si apre il presente come un ventaglio, come la coda di un pavone dai mille occhi. Quello stesso presente che, per assurdo, in Italia a volte sembra essere un concetto un po' astratto, quasi filosofico. Simbolico, concreto pare essere, a volte, solo il passato. Solido, in un certo modo tangibile. Qui invece il passato fa parte del presente, c’è e non c’è. In qualche modo non lo vedi perché il tempo ha un’altra forma, diventa circolare, perde di linearità. Si dilata, si espande. 

Del resto quello americano l’hanno sempre chiamato ‘sogno’, che è poi la magia dell'America in generale. Una nazione che occupa un bel pezzo di mappa geografica con i suoi grandi spazi aperti, dove le regole e il ragionamento all’europea si ribaltano e si aprono. E non c'è mai un solo punto di vista, neanche due o tre o dieci, ce ne sono molteplici. Non valgono le stesse regole, non valgono gli stessi ragionamenti. Potrebbero sì, ma non è detto. 

Di fatto, tutto è molto semplice, schematico, deve essere molto chiaro a tutti, perché vengono tutti da paesi diversi. E tutto deve essere veloce, perchè il tempo è tutto. È la tua merce di scambio, più dei soldi. Se hai il tempo, hai il tempo anche per farli. In una nazione dove tutto ha un colore, i soldi non ce l’hanno. No, non ci sono scorciatoie e sì, ci sono le contraddizioni continue, ma sopra ogni cosa c’è il ‘timing’, il tempismo. ‘Timing is everything’ è uno statement che in America risuona dappertutto. Devi essere presente, devi essere sul pezzo. Ecco perché il tempo ha un valore superiore al denaro. In mezzo a questo hustle and bustle (frenesia) è la capacità che si ha (o si impara) di nuotare come un pesce nel f-lusso. Puntano tutti li. Nessuno si ferma ad aspettare l'occasione perfetta ma tutti provano a crearla.  ‘Perfect timing’, tempismo perfetto.

Nessuno vuole perdere tempo. Nessuno vuole che tu glielo faccia perdere. Nel primo caso potresti non avere un'altra possibilità per farlo,nel secondo si potrebbe scatenare l’apocalisse a cavallo. Invece all’italiana è più un invito...chi ha tempo non aspetti tempo (eventualmente però si può anche fare domani). Una delle nostre migliori contraddizioni, che ci dà però il tempo di pensare alle cose, di guardarle, di metterci il tempo che ci vuole o quello che ci serve. Ci adorano poi nel mondo anche per questo. 

E cosi, per non divagare oltre, quando arrivo qui il mio tempo scorre ad una velocità differente, che quasi a volte mi sembra di vivere un millennio al giorno, mentre si aprono delle piccole finestre temporali, quelle tra il buongiorno e la buona notte in Italia, e in mezzo c’è uno stimolo continuo di cose da fare, obiettivi da realizzare e distanze smisurate da coprire nella stessa città, nello stesso quartiere. Poi ti chiedi perchè gli acquisti li fanno solo online....

Ma questa è un'altra riflessione...